PERCHE' ACQUISTARE UN CASCO ARAI?

Come nasce un casco Arai: materiali, lavorazione artigianale e test di qualità

Quando si parla di caschi premium “fatti per durare”, Arai è uno dei nomi più citati: non solo per la fama nel racing, ma soprattutto per una filosofia progettuale incentrata su una cosa precisa: creare un casco che, oltre ad assorbire energia, sia progettato per “scivolare” e non “agganciare” durante l’impatto, riducendo l’intrusione di energia verso la testa.

Sede Arai (foto esterna)
Arai factory (immagine con licenza riutilizzabile: vedi crediti a fondo pagina)

1) La filosofia Arai: “Round, Smooth & Strong” + R75

Arai descrive la propria idea di calotta come rotonda, liscia e resistente. La parte “rotonda” è legata anche al concetto di R75: una curvatura più continua della calotta (raggio 75 mm) pensata per favorire la capacità di “glancing off”, cioè la tendenza a deviare e scivolare sugli ostacoli, invece di agganciarsi.

BOX TECNICO – Perché “scivolare” conta davvero

Nella dinamica di un incidente reale, l’impatto raramente è “perpendicolare e pulito”: spesso è obliquo, con rotazioni e strisciate. Per questo gli standard moderni includono prove più rappresentative (vedi ECE 22.06 più avanti). L’idea progettuale di una calotta più “liscia e continua” mira a ridurre punti che possano impuntarsi e aumentare le rotazioni del capo.


2) Materiali della calotta: composito, fibre e resina (e perché la resina “non è tutto”)

Arai utilizza una calotta in materiali compositi (fibre + resina). La performance dipende dal modo in cui le fibre vengono disposte, dalla quantità di resina e dalla cura nella laminazione: Arai sottolinea che usa la minima quantità di resina possibile, e che per questo le superfici delle calotte non risultano “perfettamente lisce” già allo stato grezzo: è una conseguenza della scelta di privilegiare la struttura, non l’estetica in quella fase.

BOX TECNICO – Fibra vs resina: cosa cambia nella pratica

In un composito, le fibre portano gran parte dei carichi; la resina “lega” e trasferisce gli sforzi tra le fibre. Troppa resina può aumentare peso e fragilità locale; troppo poca può creare vuoti. Il punto è l’equilibrio e la ripetibilità.


3) Produzione “a mano”: non solo marketing, ma controllo del dettaglio

Secondo Arai, la costruzione di un casco richiede molte ore di lavorazione complessiva: in alcune comunicazioni tecniche Arai Europa si parla di circa 18 ore/uomo e di fino a 27 passaggi (valori indicativi, che possono variare per modello/linea). Inoltre, Arai dichiara che servono fino a 5 anni per formare artigiani autorizzati alla realizzazione della calotta.

Schema: hand lay-up (laminazione manuale) di un composito
Schema della laminazione manuale (hand lay-up) 
BOX TECNICO – Perché la laminazione manuale può essere un vantaggio

Nella laminazione manuale la disposizione delle fibre, le sovrapposizioni e i rinforzi possono essere gestiti con grande precisione, soprattutto in zone complesse (mentoniera, bordi, aree soggette a vincoli di forma). Il rovescio della medaglia è che richiede manodopera esperta e controlli stringenti per garantire uniformità.


4) Controllo qualità: ispezioni e tracciabilità “per reparti”

Arai dichiara che ogni casco passa in cinque reparti separati di controllo qualità (dopo la calotta, dopo verniciatura/grafiche, dopo assemblaggio e con due ispezioni durante il processo). Inoltre, Arai descrive controlli di calotta che includono materiali, posizionamento, spessori, taglio e peso, con verifiche ripetute (inclusa la misurazione dello spessore con strumenti dedicati) e firma dell’ispettore sul pezzo approvato.

BOX TECNICO – “5 reparti QC” cosa significa per l’utente

Un controllo qualità strutturato per reparti riduce la probabilità che un difetto “viaggi” fino alla fine della linea. In pratica: controlli sulla calotta (la parte più critica), controlli estetico-funzionali (vernice e grafiche), e controlli finali di assemblaggio (visiera, guarnizioni, interni, aerazione, sistemi di ritenzione).


5) EPS: la calotta interna che assorbe energia (multi-densità, in un pezzo unico)

Dentro la calotta esterna c’è il vero “ammortizzatore”: l’EPS (polistirene espanso). Arai descrive i propri liner come one-piece multi-density (un pezzo unico con densità differenziate) e specifica che sono realizzati a mano e non da macchine, per poter ottimizzare l’assorbimento in aree diverse mantenendo dimensioni compatte e spessori uniformi.

Dettaglio di polistirene espanso (EPS)
EPS (polistirene espanso) – 
BOX TECNICO – Perché multi-densità?

Gli impatti non avvengono tutti nello stesso punto e con la stessa energia: avere densità diverse può aiutare a gestire meglio urti “più piccoli” (senza essere troppo rigidi) e urti “più severi” (senza collassare troppo presto), bilanciando comfort, compattezza e capacità di assorbimento.


6) Test interni Arai: la prova di penetrazione (oltre le norme)

Arai dichiara che tutti i suoi caschi vengono sottoposti a un test di penetrazione (anche se non richiesto dagli standard europei): un cono da 3 kg colpisce il casco cadendo da 3 metri. L’obiettivo è verificare la resistenza della calotta contro oggetti “puntiformi” (asfalto irregolare, detriti, sporgenze, ecc.).

BOX TECNICO – Penetrazione vs assorbimento: non sono la stessa cosa

L’assorbimento riguarda la riduzione della decelerazione della testa (lavoro dell’EPS). La penetrazione riguarda l’integrità della calotta contro oggetti concentrati. Sono due problemi diversi: un casco può essere ottimo nell’assorbimento ma vulnerabile alla penetrazione se la calotta è troppo debole (e viceversa).


7) Standard e omologazioni: ECE 22.06, Snell e racing

ECE 22.06 (Europa)

La normativa ECE 22.06 (UNECE) introduce test più rigorosi rispetto alla precedente 22.05, includendo prove più rappresentative di incidenti reali, anche con attenzione alle dinamiche di impatti obliqui e a una valutazione più completa di configurazioni/accessori.

BOX NORMATIVA – Cosa guardare sull’etichetta
  • ECE 22.06: omologazione europea più recente (controlla l’etichetta cucita e/o la marcatura interna).
  • DOT (USA): omologazione per il mercato statunitense.
  • Snell: standard volontario con test distruttivi e, secondo Snell, controlli continuativi tramite campioni acquistati sul mercato.

Racing: FIM (se ti interessa la pista)

Per competizioni di alto livello esistono omologazioni dedicate (FIM). Verifica sempre i requisiti del regolamento del tuo campionato/track day: la lista dei caschi ammessi può essere specifica e aggiornata.


8) Integrale, Jet, Adventure: quale Arai scegliere?

  • Integrale: massima protezione complessiva e stabilità aerodinamica; consigliato per sport-touring e guida veloce.
  • Jet: grande comfort e campo visivo; ideale per città e turismo (valuta sempre omologazione e utilizzo reale).
  • Adventure: pensato per uso misto, con soluzioni che aiutano in viaggi lunghi, vari climi e ritmi diversi.

9) Manutenzione e sicurezza: 5 consigli pratici

  1. Taglia e calzata: un casco premium funziona solo se calza correttamente.
  2. Dopo un impatto serio: valuta sostituzione o controllo professionale.
  3. Pulisci gli interni seguendo le indicazioni del produttore (sapone delicato e acqua tiepida, dove previsto).
  4. Visiera e guarnizioni: controlla usura e tenuta, soprattutto se fai molta autostrada o usi spesso la pioggia.
  5. Originalità prodotto: acquista da canali affidabili e adatti al tuo mercato/omologazione.

Crediti immagini 

  • Arai_factory.jpg – CC BY-SA (vedi pagina file su Wikimedia Commons)
  • Hand_lay-up_moulding.png – Public Domain (vedi pagina file su Wikimedia Commons)
  • Blue_expanded_polystyrene_foam.JPG – CC0 (vedi pagina file su Wikimedia Commons)
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